Perché non mangio animali - La ricerca della felicità

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Karma in sanscrito
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Stamani, durante la mia consueta passeggiata nel bosco, ho pensato di scrivere un articolo sul perché non mangio carne. Ora che sono a casa mia, nel mio terrazzino tranquillo, guardo lo schermo del pc e davvero non so da che parte iniziare, tante sono le motivazioni della mia scelta.
Potrei dirti che camminando nel bosco inevitabilmente incontro una quantità incredibile di animali: cerbiatti, cinghiali, lepri, caprioli, e quando puoi ammirare da vicino tanta bellezza ti viene poi un po' difficile accettare l’idea di ritrovarteli nel piatto morti stecchiti.
Eppure, non sono stati gli incontri ravvicinati con gli animali a farmi virare verso il vegetarianesimo: direi più che altro degli aspetti etici, igienici, in una certa misura anche “di protesta”.
Prima di tutto, e lo dico senza un filo di polemica ma con viva curiosità, non posso fare a meno di notare la contraddizione insita nel nostro sistema: ovvero il pensiero per cui, mentre un cucciolo di gatto o di cane suscita generalmente tenerezza, un cucciolo di maiale o di pecora suscita invece un grande appetito. Mentre è considerato abominevole il fatto di nutrirsi di cani o gatti (tanto che vengono organizzate proteste e raccolte di firme contro il festival di Yulin in Cina), è pienamente accettato far strage di agnelli, vacche, maiali. Non capisco: perché cani e gatti sono degni di essere amati e protetti, coccolati nelle nostre case, mentre maiali e vacche meritano di morire? Perchè la vita di un vitello vale meno di quella di un gatto? Mi potresti obiettare che cani e gatti sono animali di affezione, come lo sono i pavoni in India e le scimmie in Messico, mentre maiali e vacche non lo sono. Che è tradizione coccolare i primi e mangiare i secondi. Certamente è così, ma dal canto mio non penso che la tradizione sia il lasciapassare per tutto. Per esempio, nel medioevo si usava mangiare i cigni, eppure oggi nessuno sano di mente mangerebbe cosciotti di cigno!
Io penso che tutti gli animali abbiano pari dignità e pari diritto di vivere secondo la rispettiva natura, e che l’uomo abbia il dovere di rispettarne i bisogni etologici, ciascuno secondo la propria specie. Non penso che addobbare un cane come un bebè sia rispettarne la natura, credo che sia un tentativo di umanizzarlo e che anche questo rientri perfettamente nello schema dell’uomo: piegare la natura ai propri egoistici piaceri, o quantomeno provarci. Non penso che una tigre si trovi a suo agio chiusa in gabbia (no, nemmeno se in uno zoo safari); non penso che la gallina stia bene chiusa in un capannone a imbottirsi di antibiotici e  sfornare uova a iosa. Non penso che le tartarughe marine, abituate a percorrere oceani interi, siano felici di stare chiuse dentro un acquario, non penso che i cardellini sognino di vivere in voliera. E ugualmente non ritengo che un maiale debba avere una vita breve e triste perché qualcuno ha deciso che la sua carne è cibo per gli umani.
Soprattutto mi fa rabbia vedere come l’uomo abbia la propensione ad essere molto prepotente quando il povero animale si trova nell’evidente condizione di non potersi difendere, salvo poi diventare improvvisamente pavido se si trova davanti all’animale in libertà. Credo che ci vorrebbe più coerenza: se incontro uno squalo in mare, e rimango affascinato e impaurito a guardarlo, devo poi essere coerente nel lasciarlo libero, e non provare ad arpionarlo stando vigliaccamente al sicuro sopra la mia barca.  
Esistono moltissimo modi di alimentarsi che non prevedono il consumo di carne animale, e questo di per sé è un ottimo motivo per non mangiarne. Ma se proprio vogliamo trovarne un altro, potremmo tirare in ballo le miserevoli condizioni in cui gli animali sono allevati. Tempo fa una youtuber  consigliò sul suo canale (“Cucina botanica” per chi volesse cercarlo”) un documentario intitolato “Dominion”. Io non sono mai riuscita a guardarlo: vidi i titoli di testa e subito richiusi il pc, e quella manciata di attimi mi fece fare incubi per i successivi due mesi. Se hai almeno mezzo metro di pelo sullo stomaco potresti provare a guardarlo. Se lo fai, ricorda che quello che vedrai non è un’eccezione, è la regola. Chiediti come è possibile che una carne proveniente da un animale che ha tanto sofferto, che ha subito tanti maltrattamenti, e che poi è morto miserevolmente, come è possibile che tanta atrocità possa trasformarsi in alimento sano per te. Chiediti se è possibile che un agnellino strappato alla mamma nei primi giorni di vita possa allietare una tavola imbandita. Chiediti se non c’è qualcosa di terribilmente macabro in tutto questo, e chiediti se DAVVERO non è possibile farne a meno.
Infine, la beffa: perché non solo un hamburger deriva da un modo per me malato di allevare gli animali, non solo è poco ecologico, non solo mi imbottisce di elementi non naturali che sono essenziali per accrescere la massa muscolare del bovino ma che proprio sani non sono, ma costa pure caro! Io ho trovato la panacea quando ho scoperto i legumi secchi, possibilmente sfusi: sono buonissimi, ultraproteici, saziano, li cucino come voglio e poiché sono secchi durano un’eternità. Non butto nulla, se ne avanza anche solo una manciata basta buttarli in una pentola di minestra, ed ecco che non ho sprecato nulla della mia spesa.
Il mondo è pieno di mille buonissime ricette che possono essere fatte senza carne: i legumi, i cereali, gli ortaggi, i tuberi; le spezie coloratissime e profumatissime possono tramutare un triste piatto di cavolo al vapore in un’esplosione di colori e sapori. Prova a mischiare una foglia di alloro, un cucchiaino di curcuma, uno di cumino, uno di cannella e uno di garam masala, e vedrai che anche un piatto ospedaliero può diventare gustosissimo. Metti questo miscuglio sui legumi e avrai una fonte di proteine che ti darà forza e nutrimento e che sarà un piacere mangiare.
Un ultimo passaggio sulla nostra salute. Non posso fare a meno di notare come tutte le epidemie, tutte le nuove malattie del XXI° secolo derivino dai nostri errori nell’avvicinarci al mondo animale. Da mucca pazza all’aviaria, fino al Covid 19, nessuna esclusa. Forse questi eventi vogliono dirci qualcosa, forse è la terra che cerca di dirci “fermati, rifletti, prova a vivere più pacificamente. Prova a vedere la bellezza intorno a te e prova a integrarti in essa, anziché cercare di dominarla”. Forse questa epidemia che tanto ci ha fiaccati, che tanto impatto ha avuto sul nostro tessuto economico, potrebbe avere come risvolto positivo il fatto di indurci una riflessione su cosa è giusto e cosa non lo è, sui cambiamenti che vogliamo fare e che è giusto intraprendere, per la salvaguardia di questa terra che è tanto bella e che tutti noi abbiamo la fortuna di abitare.
Dicono che difficilmente potremo tornare al mondo pre-Covid. Forse vale la pena chiederci se davvero vogliamo tornarci.

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